La bella tradizione del Convegno Diocesano ripresa dal Vescovo di Livorno, Mons. Simon Giusti, ha offerto in questo anno una occasione per avviare in Diocesi una riflessione sulla carità a partire da una rilettura del concetto di accoglienza. Il tema del convegno “Dalla paura alla sicurezza”, è stato affrontato con il contributo di diverse voci, il professor Armido Rizzi, teologo e filosofo,Mons. Giancarlo Perego, don Fiordaliso, introdotte da un intervento del Vescovo Simone che ha dato il “la” con una lectio sul brano di S. Paolo agli Efesini (4,32 – 5,2). “ Il cristianesimo è un’ascesi della carità – ha affermato – Spesso il rischio è quello di confondere il cammino di quaresima con alcune cose che fanno, quasi a dimostrare che siamo bravi…,… “cosificando” il cammino quaresimale. Mentre invece è proprio il cambiamento del cuore, l’essere sempre di più persone ‘divine’, cioè persone che sono ‘come’ Dio…che vivono l’amore del prossimo” come viene descritto nelle parole di Paolo: “Mostratevi buoni e compassionevoli gli uni verso gli altri, perdonandovi reciprocamente, come Dio ha perdonato a voi. Siate dunque imitatori di Dio, quali figlioli amatissimi. Vivete nell’amore, dietro l’esempio di Cristo, il quale vi ha amato e si è donato per voi”. La cosa più difficile è proprio saper amare il prossimo, un prossimo che si manifesta oggi nell’extracomunitario che trovo agli incroci delle strade, che chiede e disturba il nostro mondo fatto di sicurezze e comodità. L’intervento di Armido Rizzi è stato proprio un tornare a leggere dei significati che hanno radici lontane nella tradizione cristiana. La “casa” come un utero accogliente, la terra natale, la patria sono quasi il patrimonio genetico che ogni uomo si porta dentro e che diventa struggente nostalgia nel momento in cui ne è allontanato o il tempo lo divide da questo “spazio abitabile” di vita. L’ospitalità nella Bibbia ci viene mostrata come parte della storia d’Israele, un indicativo che diventa imperativo: lo straniero dovrà trovare dimora e “tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati stranieri nel paese d’Egitto”, si legge nel libro del Levitico (19.33). Il vangelo di Matteo parla di ospitalità come accoglienza di Dio. Tuttavia questa “utopia” del cristianesimo, va coniugata con un sano realismo che spesso fa emergere in noi la paura dell’altro: l’islam con le sue moschee, l’arrivo di stranieri con la delinquenza, la differenza del loro modo di essere e di comportarsi, i pregiudizi…. Come superare questa paura? “La via è quella del dialogo e di una integrazione che non sia omologazione ma capacità di vivere gli immigrati come ‘persone’, cioè portatori di diritti e di doveri, scelta che farà sì che non si chiudano nei ghetti ma portino il loro contributo positivo”.
E’ importante “dare senso alla carità”, ha sottolineato Mons. Perego, che attraverso alcune provocazioni, proposte e progetti ha aiutato i presenti ad affrontare alcuni temi dell’enciclica “Caritas in veritate”.Si legge nel documento “senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgreganti sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali” (n. 5) Il senso della carità trova la sua radice in Cristo “Via , Verità e vita” e si trasforma in giustizia e bene comune. Ecco allora alcune provocazioni per il nostro presente: leggere le nuove povertà del mondo ricco, lottare contro la corruzione e l’illegalità, rispettare i diritti dei lavoratori, cambiare lo stile e le modalità degli aiuti internazionali, lottare contro la fame e la sete. Una coscienza solidale può maturare se poco per volta si perseguono certi cambiamenti: la logica di protezione dei diritti intellettuali quando mette a rischio la salute delle persone, lo sviluppo delle persone e dei popoli guardando al loro bene, la riscoperta della politica, il lavorare per la sicurezza sociale, la valorizzazione della mobilità lavorativa, il rispetto della vita, il diritto alla libertà religiosa, il favorire l’incontro dei saperi, delle conoscenze e delle discipline. Il convegno è terminato e la quaresima avvia ognuno verso la Pasqua, l’auspicio è quello che queste iniziative di riflessioni e confronto, stimolanti e indicative di un percorso, non restino disattese o sconosciute nel cammino che la Diocesi sta cercando di concretizzare.
M.S.C.