Origini e Sviluppo della Chiesa di Livorno

27 marzo 2015

Con l’evangelizzazione di Pisa le terre a lei soggette divennero cristiane. E così anche Livorno.

Pieve

Soltanto dal sec. Xll si hanno documenti che testimoniano l’esistenza di una organizzazione ecclesiastica. Innocenzo II in una Bolla diretta all’arcivescovo di Pisa nel 1138 nomina «Castrum et Curtem de Livorna et Plebem de Livorna». Un documento del 1160 riporta anche il titolo della Pieve «Ecelesie Sancte Marie de infrascripta Livurna».

Verso la fine del 1300 in Livorno, grosso borgo, fu costruita una nuova chiesa, chiamata Pieve di Santa Maria e Giulia. Così è scritto, per la prima volta, nella Filza dei Benefici dell’anno 1410, conservata nell’archivio della Curia di Pisa. Alcuni amano sostenere invece che il titolo di S. Giulia fu aggiunto a quello di S. Maria nel 1268, dopo che fu distrutta da Carlo d’Angiò la chiesa di S. Giulia in Portopisano. La devozione alla Madonna, la cui immagine era venerata a Montenero, e che la tradizione dice essere giunta dall’Oriente e apparsa ad un pastore sul torrente Ardenza, rinsaldò la fede dei livornesi. Da allora (15 maggio 1345) la chiesetta a lei intitolata, poi diventata celebre santuario e basilica mariana, è centro spirituale della città e della diocesi. Maria veglia sui figli di questa terra, a Lei devota, segno emblematico di una fede che caratterizza, fin dall’inizio, la storia religiosa e civica del nostro popolo.

Collegiata

Nel 1606 Livorno fu elevata città, in seguito la sua nuova chiesa intitolata a S. Francesco d’Assisi fu insignita del grado di Collegiata (1629). La cura pastorale della parrocchia, che rimase unica per tutta la città, fu affidata al Proposto del Capitolo. L’arcivescovo di Pisa nominò il Proposto anche suo Vicario Generale per il territorio della città, con l’esercizio della giurisdizione ordinaria «in spiritualibus» e con Curia separata. Intanto la vita ecclesiale si affermava e ampliava per numero ed opere. Si stabilirono in città vari Ordini Religiosi, si costruirono conventi e chiese, fiorirono Confraternite numerose a scopo di culto, di carità e di catechesi. Il clero si preoccupò assai, e fu benemerito, della educazione e della istruzione del popolo e sorsero collegi e scuole di grande valore. Molti sacerdoti e religiosi si distinsero e illustrarono la chiesa livornese per santità, zelo apostolico e cultura sacra e profana. Ad accrescere poi il culto a S. Giulia, da sempre venerata dai livornesi come loro patrona, «per aver ella ancora navigato il mare», giunsero, per benevola accondiscendenza della diocesi di Brescia e l’interessamento e la generosità della famiglia granducale dei Medici, insigni Reliquie della Santa.

Grazie allo sviluppo del suo porto, Livoro divenne anche un crocevia di popoli e centro di religioni diverse, che aggiunsero contributi di fede e di tradizioni, e, trovando libertà di espressione, anticiparono un sereno e fraterno ecumenismo. Se poi a Livorno poterono iniziare il loro cammino verso la chiesa cattolica la presbiteriana Anna Elisabetta Seton e l’illustre scienziato Niccolò Stenone, ciò significa che essi, e anche molti altri, trovarono nella nostra città un «fertile humus» di vita cattolica, capace di trasmettere una fede viva ed operante. Così anche Livorno ha i suoi santi e ne fa memoria annuale il 5 novembre, «ricordando con gioia – insieme a quelli canonizzati – alcuni suoi figli, che, pur non avendo culto liturgico individuale, hanno però dato esemplare testimonianza di virtù evangeliche e, morti in concetto di santità, sono stati ritenuti dal popolo santi».

La Diocesi di Livorno

Nel primo ‘800 Livorno vide anche realizzato un suo vecchio desiderio. Per circa un secolo il Consiglio Comunale, il Popolo ed il Clero di Livorno rinnovarono suppliche e pratiche per ottenere un Vescovo proprio. Alla creazione del Regno d’Etruria, per valido interessamento della regina reggente, Maria Luisa di Borbone, il Papa Pio Vll costituiva la Diocesi di Livorno con la Bolla «Militantis Ecclesiae» del 25 settembre 1806. A causa del sistema giurisdizionalista proprio dell’epoca, per arbitrarie intromissioni di estranei nella procedura di esecuzione della Bolla, sorsero questioni e cavilli, specialmente riguardo ai confini. Il vescovo eletto per la nuova Diocesi di Livorno, Mons. Filippo Ganucci, dovette prendere possesso con 13 sole parrocchie su 31 stabilite nominalmente dal Nunzio Apostolico e Delegato Pontificio Mons. Giuseppe Morozzo. Mons. Toli (livornese di nascita) Subdelegato Apostolico, delimitò i confini attuali con «l’assicurazione di completare» l’ordinamento e la costituzione del Decreto Pontificio. La promessa non ha ancora avuto esito.

Nel 1975 è stata aggiunta alla Diocesi l’isola di Capraia, ma questa non era compresa nel suddetto Decreto.
Ad oggi la Diocesi conta 46 parrocchie, divise in 6 Vicariati. Ad esse si aggiungono due parrocchie militari, con ordinamenti propri: S. Barbara dell’Accademia Navale e S. Michele Arcangelo dei Paracadutisti. La Curia Vescovile è rinnovata secondo le nuove esigenze pastorali e amministrative. Il Seminario vive, ma attende un maggior numero di vocazioni per le crescenti necessità della popolazione e per la sostituzione o almeno l’aiuto ad una parte di clero in avanzata età. Per grazia di Dio è crescente il numero dei diaconi permanenti. Preziosa l’opera delle varie Congregazioni Religiose, impegnate nell’apostolato della carità e dell’assistenza, e nella educazione religiosa e culturale di ogni ceto sociale. Il laicato collabora con dedizione alle varie iniziative di carità. liturgia e catechesi, e il loro impegno è una benedizione.

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