Da Livorno uno sguardo sul sud del mondo in tempo di Covid-19

Gli occhi per vedere sono quelli dei sacerdoti, religiosi, religiose presenti o in contatto con la Diocesi e provenienti da paesi del sud mondo, oltre ad associazioni impegnate con queste terre.

A loro, l’Ufficio missionario diocesano, si è rivolto per avere notizie (post sempre in aggiornamento).

 

Bangladesh e Malawi, a cura dell’Associazione Pang’onoPang’ono OdV 

 

In Bangladesh, il nostro cooperante Rudy che vive là, ci ha detto che non è possibile verificare la reale situazione virale nel paese.

 

Gli unici dati forniti sono quelli “ufficiali”diffusi attraverso conferenze stampa o internet.

 

Sappiamo che in aprile c’è stata una forte impennata con un totale di infetti di 4689 e di morti di 131.

 

Ma gli esperti si lamentano che i test eseguiti sono fino ad ora insignificanti rispetto alla popolazione a rischio, mancano gli strumenti necessari per la diagnosi, la cura e i posti letto; i dottori non sono reperibili e i Pronto Soccorsi non accettano casi sintomatici o sospetti.

 

Il governo ha preso provvedimenti per fare capire che bisogna stare a casa ma non è semplice, oltretutto la situazione igienica e sanitaria non  fa ben sperare. Le persone non rispettano facilmente il distanziamento sociale tanto che la polizia gira per le strade munita di bastoni per “convincere”, con metodi piuttosto “forti”, la popolazione ad usare la mascherina ed evitare assembramenti. Negozi e scuole chiusi e dalle ore 17 alcune strade bloccate.

 

Rudy, avendo visto quello che sta succedendo in Italia, aveva deciso già da qualche settimana  di mettere tutti e 20 i ragazzi della casa famiglia in quarantena ed ha chiuso anche il nostro ufficio di Kulna. Così dopo aver fatto una bella spesa si sono tutti chiusi in casa.

 

Il danno economico è gravissimo: l’industria tessile è da anni la principale fonte di entrata per  la nazione e adesso gli ordini per confezioni e consegna si sono via via annullati, portando alla chiusura delle fabbriche e al licenziamento di milioni di operai  e dipendenti in tutte le zone industriali.

 

La fame è veramente un problema 

 

A questo punto i più poveri si appellano al governo che gli promette un supporto che non si sa quando arriverà. Abbiamo perciò deciso come associazione Pang’onoPang’ono OdV di iniziare un progetto che con 8 euro a settimana ci permette di coprire il fabbisogno di una famiglia media per una settimana consegnando del riso, lenticchie, olio, patate e saponette.

 

La selezione viene fatta dal nostro staff che vive nei villaggi dove operiamo da tanti anni e che conoscono personalmente le persone maggiormente in difficoltà.

 

 

In Malawi i casi accertati di contagi e morti non sono molti, ma purtroppo i dati non sono molto attendibili.

 

Anche qui la sanità è quasi inesistente, negli ospedali si arriva a mettere due ammalati per letto e manca quasi completamente la possibilità di fare tamponi.

 

I pochi medici presenti non hanno la possibilità di affrontare l’emergenza perché mancano completamente delle protezioni che gli permettono di curare gli ammalati.

 

Anche in questo paese come associazione Pang’onoPang’ono OdV abbiamo acquistato 1000 mascherine chirurgiche e 2000 paia di guanti da donare all’ospedale di Balaka nella zona dove operiamo.

 

Abbiamo anche fatto fare dai produttori locali altre mascherine che abbiamo distribuito alla popolazione. Il governo sta cercando di informare tutta la popolazione sui rischi che corrono con questo virus e sulle precauzioni che devono prendere e che noi conosciamo benissimo.

 

Purtroppo i mezzi di informazione sono limitati e per raggiungere i villaggi più sperduti si sono messe in moto auto con altoparlanti.

 

Le scuole sono chiuse ed abbiamo deciso di chiudere anche il nostro ufficio di Balaka.

 

In Malawi è impensabile dire alla gente di stare a casa. L’80% delle persone vive in campagna e trova da mangiare giorno per giorno, non c’è la minima possibilità di pianificare i pasti per più di 24 ore.

 

Gli esperti dicono che purtroppo il peggio deve ancora arrivare e si attende con paura l’inverno che in Malawi comincia verso giugno/luglio. Infatti è proprio nel periodo invernale che questo virus si propaga facilmente.

 

Speriamo tutti che con il passare del tempo il Covid19 diventi un po’ meno aggressivo ed evitare così migliaia di decessi.

 

 

 

Mpanda (Tanzania), a cura di Suor Rosa

 

Questa mallatia e molto pericolosa.

Tanti contagiati e decessi a Da Es Salaam.

A Mpanda fino adesso non molti malati.

Iniziamo però ad avere scarsità di cibo e di vestiti per i bambini che accogliamo.

 

 

 

Kerala (India), a cura dei Padri Vallombrosani di Montenero

 

In Kerala la situazione è abbastanza buona si contano circa 500 persone contagiate con 4 decessi  e al momento nessun caso nuovo

 

Repubblica Democratica del Congo, a cura di don Guglielmo Maene Nkuba

 

La popolazione della Repubblica Democratica del Congo è di circa 99 milioni di abitanti: più di 60 % di giovani e più di 80 % sono cristiano( cattolici, protestanti e altri cristiani ). La capitale Kinshasa conta più di 10 milioni di abitanti.

 

La Chiesa Cattolica ha costantemente dato il suo sostegno al popolo congolese in difficoltà. Più volte si è vista anche invitata dalle autorità pubbliche a giocare dei ruoli di guida al livello nazionale.

 

Ultimamente per fare fronte alla pandemia del CovidD-19 il capo dello stato a nominato il Cardinale Fridolin Ambongo, attuale arcivescovo di Kinshasa come Coordinatore del Consiglio di Gestione del Fondo Nazionale di Solidarietà di Lotta contro il Covid-19.

 

La situazione sociale e economica attuale della Repubblica Democratica del Congo è segnata dalla povertà e la guerra causata da vari gruppi armati. Il paese non è ancora totalmente uscito dalla pandemia di Ebola.

 

Riguardo al Covid-19 i numeri sono molto bassi 459 malati, 50 guariti, 28 decessi. Questi dati sono così bassi perché non c’è un sistema sanitario molto organizzato per identificare un maggior numero di persone.

 

Ci ha lasciato, lo scorso 15 Aprile, a causa del Covid-19, il Vescovo Emerito, Mgr Gerard Mulumba, 83 anni ( zio del Capo dello Stato ).

 

Nelle varie diocesi, i Vescovi hanno dato delle indicazioni per il comportamento delle comunità cristiane nel tempo di questa emergenza sanitaria, chiedendo principalmente di evitare le celebrazioni pubbliche. Sono chiuse anche le scuole, gli uffici, le moschee…

 

Quindi per esempio nella Diocesi di Goma è stato distribuito un sussidio per la celebrazione domenicale in famiglia..

 

Oltre ad essere preoccupati per il Covid-19 in alcune città del paese si è vissuto proprio delle tragedie come : il rapimento di un sacerdote a Goma, le inondazioni a Uvira con 40 vittime umane, massacro dei civili nelle provincie dell’Ituri, del Basso Congo, del Katanga…

una bambina legge la Parola di Dio alla sua famiglia.

 

 

 

Colombia, a cura di Padre Rodolfo Chàvez Mercado,Carm

 

Una vera esperienza che potremmo chiamarla con molti nomi: opportunità, recupero, cambiamento… “punizione” come qualcun altro la chiama. O qualcuno degli altri nomi che la società ha dato: isolamento, confinamento, quarantena; in breve, ogni persona la vive in modo diverso e gli dà un nome. Tutto questo a causa di una pandemia con il titolo: COVID-19.

 

Una realtà globale che certamente non tutti vivono allo stesso modo, dove in ogni parte del mondo si ha una diversa visione del pensiero e della consapevolezza.

 

In Colombia, un paese multiculturale, più precisamente nella costa nord, una cultura del corpo, dell’esterno del saluto fisico, della celebrazione costante, immersi in una religiosità popolare ben marcata: ecco che arriva anche il coronavirus, a cambiare il ritmo e lo stile di vita delle persone, di tutte le famiglie, non importa genere, status, partito politico o culto religioso, nessuno è salvato: solo la natura, che mentre per molti esseri umani, questo significa una tragedia, per lei è come una specie di giubileo in cui li piace cantare un’alleluia di fronte al nostro naso, come prendere in giro il nostro cattivo comportamento e la mancanza di sensibilità e amore per se stessa.

 

Il coronavirus ha anche paralizzato in Colombia. Sono già circa due mesi di quarantena, ma in questa parte del mondo molti non stanno approfittando di questa situazione come opportunità, forse per purificarci e riprenderci così tante cose che la dissolutezza della vita ci ha tolto: il coraggio familiare, tranquillità, per trovare noi stessi e i nostri esseri, con Dio, e così via …

 

Trovare noi stessi e Dio; Devo riconoscere onestamente come religioso, che questo coronavirus ci ha risvegliati e ci ha messo in guardia, come le vergini con le loro lampade accese, ma con un buon olio di riserva, è interessante come ci siamo riempiti di coraggio e idee per continuare a evangelizzare questo popolo di Dio attraverso idee e metodi con la tecnologia; anche se i templi sono chiusi.

 

Resta a casa: non piace ancora questa frase, non capiamo ancora qual è la cosa più importante, che è per il mio bene e quello degli altri, forse perché non ci ha toccato purtroppo vivere tremendamente ciò che hanno e stanno ancora vivendo altri paesi in Europa, come voi in Italia per esempio.

 

Come chiesa cattolica, questa realtà è stata anche straordinaria, ne siamo un punto di riferimento per molte persone che vengono sempre da noi per aiuto, sia spirituale che materiale. Come chiesa abbiamo seguito tutte le regole e protocolli di prevenzione della salute contro questo virus, ma allo stesso tempo, sentiamo impotenza, abbiamo in certo senso e talvolta le mani legate, siamo anche costretti nel restare chiusi. Dentro una cultura come la nostra non so se è possibile continuare con questo ritmo.

 

Ci stiamo avvicinando a malapena alle persone da lontano, con i media, ma ci chiediamo per quanto tempo? E dico a malapena, perché è già noioso per queste altezze di quarantena, ci vuole molta forza, perseveranza e pazienza a continuare ad affrontare questa realtà, che sicuramente porterà cambiamenti nel nostro ritmo e stile di vita.

 

 

Tabora (Tanzania), a cura del Diacono Karoli Amani

 

A Tabora abbiamo due casi solamente, dato al 29 Aprile. Seguiamo le misure preventive come richiesto dal Governo. La gente continua con la vita quasi normale ma c’è obbligo di portare mascherine. Poca gente riesce a comprare le mascherine quindi si arrangiano, per quanto possibile, con quelle fatte da vestiti.

 

La popolazione crede che i casi siano di più ma l’efficienza del controllo è quasi zero.

 

A livello diocesano le messe continuano ma senza canti e mantenendo la distanza tra le persone, e breve è tempo della celebrazione.

 

Inoltre, la diocesi fa diverse iniziative informative e formative, la scorsa settimana si è svolto un simposio per piccoli gruppi di educatori: catechisti, suore, etc. in modo che possano aiutino la gente a prendere coscienza e prevenzione verso il Covid-19

 

 

Dodoma (Tanzania), a cura di don Wilbroad Kibozi

 

La situazione nel paese sta peggiorando, i contagi sono 400, usiamo, per quanto possibile, le mascherine, e cerchiamo di rimanere a casa, anche se la situazione si aggraverà, non sarà mai come da voi…

 

Vi chiedo di pregare per noi.

 

Il Covid-19 è una malattia che non sceglie nessuno colpisce tutti.

 

E’ importante pregate tanto perché Dio ci aiuta e ci perdona.

 

 

Dodoma (Tanzania), a cura di don Jonathan

 

Qui stiamo abbastanza bene. Però il virus minaccia la nostra vita.

 

Ora la gente muore e gli esperti dicono che tra qualche settimana la situazione peggiorerà.

 

Preghiamo molto per la protezione di Dio. In Italia mi sembra che la situazione sia abbastanza meglio.  Pregate per noi.

 

 

 

Venezuela, a cura del seminarista Enyell Pinango

 

Il Venezuela si trova immerso in una crisi sanitaria iniziata nel 2013, la quale oggi è ancora più profonda, questo vuol dire che l’arrivo del coronavirus sarà l’ultimo colpo di coda alla grave situazione che vivono i venezuelani.

 

La pandemia colpisce a tutti, non guarda la classe sociale, ma è vero che se non hai i mezzi economici per affrontare una realtà così letale come questa pandemia, ovviamente, colpirà i più poveri.

 

Il 90% della popolazione venezuelana vive in povertà, il 10% fa parte della dittatura e poco meno.

Nel paese sudamericano non esiste più la classe media, esistono ricchi (che sono un prodotto della “narcotirannia”), e poveri a causa della situazione sopra menzionata.

 

Al 29 Aprile, la dittatura ha detto che ci sono 320 contagiati e 9 morti.

È difficile credere che questa cifra sia vera.

 

L’incipit è questo: il Venezuela si trova, in questo momento, in una doppia crisi, quella economica-socio-politica è quella sanitaria.

 

Non ci sono i mezzi necessari per affrontare la pandemia che ha causato molte migliaia decessi nei paesi più potenti del mondo.

 

Pertanto, abbiamo due opzioni, una più cattiva che l’altra; morire di fame o morire di Covid-19

 

 

 

Repubblica Democratica del Congo, a cura di Don Didier Okito

 

I primi casi sono stati diagnosticati il 13 marzo fra gli ufficiali congolesi di ritorno dopo viaggi in Cina, Europe e Stati Uniti.

Ciò ha fatto dire alla popolazione che Covid-19 è una malattia per i ricchi. Soprattutto che le prime vittime sono state registrate fra loro.

Per evitare la propagazione della pandemia, il presidente ha decretato il 24 Marzo per tutto il paese lo stato di emergenza sanitaria. Chiese, scuole, uffici… chiusi.

Niente incontro con più di 20 persone. Niente collegamento fra le province. Kinshasa, con i suoi 12 milioni di abitanti si trova isolata.

Purtroppo in un paese cosi povero, dove 90 % della popolazione vive con l’economia informale e si guadagna meno di un dollaro al giorno, è molto difficile fare rispettare le norme imposte. In più la Repubblica Democratica del Congo condivide i confini con 9 paese.

Nello stesso tempo è stata messa in piedi una struttura per gestire la pandemia al livello nazionale. Senza strutture sanitarie in grado di fronteggiare la pandemia e soprattutto con un’economia fragile, troppo dipendente dell’Occidente, la paura è di vedere il paese crollare con la moltiplicazione dei casi.

Per ora, il diagnostico si fa solo a Kinshasa in una unica struttura e essa può trattare solo 250 casi al giorno.

 

Un altro problema è la fame. Essa rischia di uccidere più della pandemia. I prezzi del cibo sono ora alle stelle e fuori controllo.

Il presidente ha designato l’arcivescovo di Kinshasa a capo di una struttura di solidarietà nazionale. Sarà assistito del capo delle Chiese protestanti in Congo.

Un modo per dire, voi ecclesiastici, dateci una mano con i vostri partner.

La statistiche al 28 Aprile presentano la seguente situazione:
Persone infette dall’inizio: 471 di cui 385 sotto cura, 56 guarite e 30 decessi fra i quali 1 vescovo emerito L’epicentro della malattia è Kinshasa con 357 casi.

Altre 6 province su 25 hanno casi Covid-19 :
Nord Kivu: 5 casi
Sud Kivu : 4
Queste province sono al confine con Ruanda.
Ituri : 1 al confine con Uganda
Kwilu : 1
Haut Katanga : 1al confine con Zambia
Kongo central : 2
Altre due province sono vicine della capitale, Kinshasa.

 

 

 

Indonesia, a cura di Padre Teodoro, Trinitario

 

La situazione è migliore rispetto all’Italia ed altre nazioni.
I contagi sono circa 10mila.
Adesso stanno affrontando il grosso problema del Ramadhan, perché la tradizione indica di tornare a casa per celebrare la festa insieme alla famiglia…anche se ora in Indonesia non si applica il lockdown, si chiede però di non tronare a casa, quindi di rimanere là dove uno si trova…

 

 

 

Argentina, a cura di Don Willy Bianco

 

La quarantena è stata prolungato fino al 10 Maggio, doveva finire il 27 Aprile, la restrizione è come in Italia.
I contagiati 4003, i decessi 197, recuperati del virus o guariti 1162.
Il governo ogni settimana cambia qualcosa, come è quando possiamo uscire, quali negozi possono aprire, le frontiere sono chiuse e non trovo il modo di rientrare, spero di tornare presto

 

 

Brasile, a cura di Don Marzio Farias

 

Oggi in Brasile anche con la grande difficoltà dalla parte del Presidente Bolsanaro a credere nella reale gravità del contagio, questi sono i numeri:
4.543 morti;
66.501 casi di contagio                                                                                                     La zona più colpita è la regione nord del paese dove si trova

l’ Amazônia.                                                  

Dopo un mese di quarantena, il Governo già pensa in riaprire il commercio e riprendere i lavori.

 

 

 

Cile, a cura di Don Marcelo Lavin

 

Il Cile in questo momento sta attraversando il picco della pandemia da Covid-19 con una media di 500 persone contagiate al giorno. I morti dall’inizio del contagio, ovvero i primi di Marzo, ammontano a circa 3500.

Lo stato di emergenza ha imposto l’adozione di misure preventive al fine di evitare ulteriori contagi pertanto le persone sono state obbligate a rimanere a casa e a lavorare in modalità agile.

L’inosservanza dei provvedimenti delle autorità è punita con multe salate che corrispondono al guadagno annuale di un lavoratore medio.

Anche i colegios sono chiusi da inizio marzo e la loro riapertura è attualmente prevista per settembre.

Il sistema sanitario non è paragonabile al livello europeo. È una combinazione di pubblico e privato e purtroppo lascia insoddisfatta la maggioranza della popolazione: coloro che usufruiscono dei servizi pubblici rischiano di non avere cure garantite o adeguate e coloro che sono iscritti ad assicurazioni private, si trovano ad affrontare costi sempre più elevati.

Le famiglie fino a questo momento hanno avuto una fornitura di mascherine da parte dello stato, ma gli altri dispositivi per proteggersi dal coronavirus non sono sufficienti per tutti e le persone cercano di rimediare come possono.

 

 

Tanzania, a cura del Centro Mondialità Sviluppo Reciproco

 

I casi dichiarati sono circa 300 con 10 vittime. Numeri che, se comparati a quelli italiani, sono molto bassi, ma bisogna tenere conto di due cose: siamo solo all’inizio dell’epidemia e nell’ultima settimana sono duplicati di giorno in giorno; l’unico laboratorio che può effettuare l’analisi sicura del tampone si trova a Dar es Salaam, che per una nazione grande quasi quattro volte l’Italia e con circa 50 milioni di abitanti è assolutamente insufficiente, oltre al problema dei trasporti.

Il governo tanzaniano ha da tempo chiuso le scuole e vietato eventi di pubblici, ha avviato un’informazione capillare sulle norme di autoprotezione da usare e una formazione specifica altrettanto diffusa del personale sanitario.

Il problema evidente è che le norme di autoprotezione come lavarsi le mani costantemente con sapone, uso di mascherine adeguate, isolamento sociale, non sono realisticamente applicabili. Ci sono donne che girano con secchi d’acqua e sapone e offrono il lavaggio per pochi centesimi. C’è chi cuce mascherine con stoffe locali ma nessuno può garantire quanto queste azioni siano effettivamente valide.

Resta quindi essenziale informare la popolazione il più possibile e preparare le strutture sanitarie ad affrontare l’aumento dei malati.

 

 

 

Cameroun, Madagascar, India, Republica Dominicana e Haiti, a cura dell’Onlus “Una Rosa per il Cameroun.

 

Cameroun

 

Dalla Congregazione” Maestre Pie Venerini” presenti nel Paese ci riferiscono che da diverso tempo le tv locali si sono decise a dare delle informazioni sui contagi, che sono circa 1600, il numero dei decessi che sono 5(???????) e molti guariti.

Sembra però il governo non dia tante notizie per non creare panico nella popolazione.

In questi ultimi giorni i controlli si sono fatti più ferrei, infatti c’è molta polizia per le strade che controllano che tutti abbiano la mascherina, e che non ci siano assembramenti.

Per quanto riguarda la frequentazione delle chiese la presenza dei fedeli non deve assolutamente superare il numero di 50, appena raggiunto il numero vengono chiuse le porte.

Questo anche nella Cattedrale, della capitale ‘ Yaoundè, che è una chiesa estremamente grande.         In alcuni villaggi interni che la congregazione segue, come Bafià, Bimenguè, Eboulowa nessun contaio. Solo ad Eboulowa a Marzo ci fu un contagio che venne subito portato in capitale.

I contagiati vengono messi in strutture e controllati a vista affinche’ non ci sia qualche fuga come già avvenuto all’inizio della pandemia.

Il governo ha rifornito e continua a rifornire i cittadini di mascherine, acqua pulita e disinfettanti per le mani, acqua e disinfettanti si trovano in vari punti delle strade e nei villaggi.

Ancora oggi comunque, la popolazione e’ convinta che il Covid19 sia la malattia del bianco, cosi’ come pensa dell’HAIV.   

 

 

Madagascar

 

In alcuni villaggi non ci sono numerosi contagi, hanno mascherine e cercano di stare attenti.

Le persone la mattina sono fuori per fare i mercati, poi dalle ore 12 alle ore 15 nessuno deve trovarsi per strada e la polizia controlla, dopo le 15 fino alle 17 tutti fuori, a regola con le mascherine.

In un villaggio poverissimo di Antananarivo, dove sono presenti le suore in contatto con noi, riferiscono che solo loro la mascherina, la popolazione invece niente.

Forse non sono state distribuite? Non si sa. 

Le suore si stanno organizzando per fare mascherine e donarle alle persone.

In questo villaggio ci sono diversi contagiati e decessi.

 

 

India: Kerala 

 

La polizia fa molti controlli affinchè le persone rispettino la quarantena e la popolazione segue le regole.

Il Governo si sta dando molto da fare, ci sono anche molti volontari, oltre  le istituzioni, che distribuiscono viveri ai poveri, la situazione sembra’ abbastanza soddisfacente ma tanti sono i contagi e i decessi.

La popolazione nelle case prega moltissimo e sono tutti molto calmi e rispettosi.

Dal 4 Maggio anche in India ci sarà un po’ di apertura per uscire.

 

 

Repubblica Dominicana

 

Il Governo ha prolungato la quarantena di altri 25 giorni, i decessi, a pochi giorni fa, erano 286, i contagi poco piu’ di 6000.

Le persone escono dalla mattina alle 6 fino alle 17 altrimenti c’è l’arresto.

 

 

Haiti

Qualche contagio e pochi decessi ma tanto affollamento, poco controllo.